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PESCARE DALLA BARCA E' FACILE

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bruno21
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Re: PESCARE DALLA BARCA E' FACILE

Messaggio da bruno21 »

La preparazione di una battuta di pesca, inizia il giorno precedente, dedicando qualche minuto alla revisione delle attrezzature.
Iniziamo dalle canne verificando che siano integre, proviamo ad innestare qualche vettino assicurandoci che entrino nel proprio alloggiamento con facilità e altrettanto facilmente si sfilino, caso mai ricorriamo ad un leggero spruzzo di silicone nella parte inferiore della vetta.
Passiamo poi a verificare il contenuto della cassetta degli attrezzi o della borsa, assai meglio un contenitore rigido munito di vari cassetti, come quello che vedete in foto che se di buona qualità come questo della Plano dura una vita, il mio ha una venticinquina d'anni.
Il vantaggio è quello di avere l'occorrente a portata di mano senza ogni volta frugare e svuotare la borsa alla ricerca dell'oggetto necessario.
Personalmente, per ogni tipo di pesca che pratico ho il proprio contenitore completo del necessario, compreso forbici, pinze, collanti, perline, girelle, ami, slamatore etc senza stare ogni volta a lambiccarsi il cervello per non dimenticare niente.
Per il bolentino il necessario consiste in un mulinello caricato a dovere e un altro di ricambio da utilizzarsi in caso di guasto del primo, una serie di calamenti completi di braccioli e con ami già legati che avvolgeremo e fisseremo su piccole rotelle di polistirolo rigido e sulle quali applicheremo una etichetta adesiva indicando i diametri dei braccioli, la lunghezza degli stessi e la numerazione dell'amo legato, oppure una figura del pesce che insidiamo.
Un paio di slamatori a cruna d'ago di facilissimo utilizzo e uno slamatore che porti da un lato una punta per venire a capo rapidamente di piccoli ingarbugliamenti, l'altra parte a slamatore non ci servirà perché troppo complicata.
Le perlone molto vistose che vedete in foto, di colore rosso o giallo che io chiamo semafori, sono indispensabili per la salvaguardia dei vettini.
Una di queste va infilata nello spezzone di nylon prima di legare la girella con moschettone che porterà il calamento a braccioli, perché?
Quando recuperiamo la lenza questa girella può passare inosservata, se distrattamente dovesse attestarsi sull'anello terminale del vettino e noi continuassimo il recupero, il vettino si spezzerebbe e non potremo più utilizzarlo, non potete immaginarvi quanti vettini ho rotto prima di trovare questo strattagemma.
Chiamo questa perlona semaforo, perché un semaforo non si può non vedere, si potrà ignorare ma non vedere, da quando la uso non ho mai più rotto un vettino.
La rotella di nylon con la quale avete realizzato lo spezzone tra il multifibre ed il terminale portatela con voi, in caso di rottura potrete rifarlo con tranquillità.
Alcune bustine di ami di ricambio faranno parte del corredo, come i piombi di diversa grammatura, almeno tre per tipo.
In una scatolina a scomparti che vengono chiamate tartarughe, troveranno posto varie girelle, moschettoni e altre minuterie come piccole perline, vi sconsiglio di utilizzarle per gli ami.
Un paio di forbici, un paio di pinzette, qualche spezzone di collante a caldo per riparazioni provvisorie e soprattutto uno straccio, non potete lontanamente immaginarvi quanto vi farà comodo, tutto qua.

Le canne, almeno due, le sistemerete in una custodia portacanne con tracolla, io di canne ne porto ben cinque perché penso anche a qualche compagno di pesca che non ha la canna di riserva.

Un piccolo contenitore termico è destinato esclusivamente alle esche e sarà aperto per il prelievo il tempo strettamente necessario, non mettete altro qui dentro, per la colazione i beveraggi e soprattutto per il pescato ne occorreranno altri.

Ecco ora siamo veramente pronti, abbiamo verificato più e più volte le previsioni, e domani partiremo per questa nuova meravigliosa avventura che sono sicuro ci riserverà grandi sorprese e tanto divertimento.
Non hai i permessi necessari per visualizzare i file allegati in questo messaggio.
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bruno21
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Re: PESCARE DALLA BARCA E' FACILE

Messaggio da bruno21 »

Alle sei in punto ci stacchiamo dalla banchina e iniziamo a scendere i fossi verso il mare aperto, a bordo siamo quattro agguerritissimi amici diretti su una posta di pesca distante circa 11 miglia che sulla carta nautica viene denominata: secca grande di mezzo canale, ma, che i livornesi chiamano ciabatta.
Siamo in aprile e la ciabatta è molto indicata per la pesca alle tanute molto attive in questo periodo ma anche i pagelli di buona taglia sono soliti frequentare questa secca.
Mentre affido la barca all'autopilota per tenere la rotta e mi limito alla sorveglianza, gli amici si danno daffare per preparare la battuta, abbiamo a bordo anche una mezza cassa di sarde congelate perché abbiamo intenzione di pasturare col pasturatore a sgancio.
Arturo ne mette a scongelare una porzione e ripone il resto all'interno di un sacco di nylon in attesa di altri prelievi durante la giornata, anche Vallero dopo aver preso un mezzo secchio di acqua di mare mette a scongelare una porzione di calamari e una confezione di gamberi senza però togliere quest'ultimi dal loro contenitore.
Stefano si incarica di preparare l'ancora e controllare il pasturature a sgancio svolgendo la cimetta necessaria.
Eccoci, il GPS e lo scandaglio mi indicano che siamo sulla posta, per esperienza preferisco iniziare dalla punta di levante sui 55 metri di fondo e mi dirigo direttamente lì, il vento è di terra per cui ne tengo conto nel gettare l'ancora, metto il fianco destro a vento e non appena vedo sullo schermo la piccola risalita do l'ordine: Ancora a mare.
L'ancora scende velocemente toccando il fondo, diamo ancora una decina di braccia di cima e la bittiamo a prua sulla destra, la parte della ruota del timone.
Durante il viaggio Arturo ha già sminuzzato le sarde e caricato il pasturatore per la prima calata, Vallero invece ha preparato i calamari, spellandoli, aprendoli e battendoli col martello da carne nella parte interna del mantello, poi ne ha fatto delle strisce pronte per essere innescate.
Fanno la loro comparsa le canne e ognuno a questo punto si comporta come crede, io dopo aver innestato il mulinello a vite della canna e passato il nylon dello spezzone dentro gli anelli, infilo la perlona semaforo, poi, lego in fondo la girella moschettone del numero 12.
Srotolo da una rotella un calamento a tre braccioli da 80 centimetri in f.carbon dello 0,28 e ami del n° 4 e lo aggancio al moschettone suddetto, il calamento in fondo porta già un moschettone semplice del N° 2 al quale fisso un piombo da 60 grammi, proverò intanto con questo.
Innesco sull'amo più basso un gamberetto di paranza destinato ai paraghi, iniziando dal centro della coda e passandolo tutto con l'amo fino a far uscire l'ardiglione dalla testa, sugli altri ami più alti innesco una striscia di calamaro passandola più volte con la punta dell'amo, per le tanute.
Controllo che gli anelli della canna siano ben dritti e gli innesti ben bloccati, il cimino che ho scelto è quello rosso, di tipo medio adatto a questo piombo, chiudo la frizione del mulinello e poi inizio ad allentarla finchè non ottengo uno slittamento soddisfacente, metto il piombo all'esterno della barca e apro l'archetto.
Sono il primo a calare la lenza ma dopo pochi secondi anche i tre amici mi seguono.
Ecco, il piombo ha toccato il fondo, chiudo l'archetto e recupero quel tanto di m.fibre per mettere la lenza in tensione facendo piegare appena appena il cimino.
Un leggero tremito mi avverte che laggiù un cliente sta assaggiando le mie esche, alzo leggermente la canna facendo piegare un po' più il cimino, seguono due colpetti ravvicinati e ferro con decisione alzando di botto la canna, il cimino si piega ancor più sotto il peso e la trazione del pesce allamato e inizio a recuperare con prudenza.

Continua.
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bruno21
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Re: PESCARE DALLA BARCA E' FACILE

Messaggio da bruno21 »

Ma cosa significa recuperare con prudenza?
Recuperare piano?
Non è solo questo, recuperare con prudenza vuol dire assecondare anche gli strattoni della nostra preda, dovete considerare che il perderla o portarla a galla dipende molto da noi e dal nostro modo di gestirla, è difficile che si spezzi il bracciolo, è invece facilissimo che si slami perché si è allargata la ferita procurata dall'amo.
Non restate come di baccalà impalati con la canna parallela alla superficie del mare e girare il mulinello affidandosi unicamente alla frizione, la canna va tenuta abbastanza alta ed a ogni strattone bisogna assecondare la fuga abbassando la canna ammortizzando così la testata, questo ci permette di non fare allargare la ferita.
Non appena il pesce si ferma per recuperare le forze, ne approfittiamo per sollevarlo di qualche metro.
Così il mio pesce, un bel parago vicino al chilo, arriva in superficie, Arturo è pronto col guadino e un attimo dopo tamburella a pagliolo.
Come prevedevo ha mangiato al bracciolo più basso, quello innescato con gambero, anche gli altri non dormono, Vallero ha catturato una coppia di tanute piccole mentre Stefano ne ha in canna una discreta, non aspettavamo altro, le tanute ci sono, il pasturatore è già in acqua, Arturo lo fa scendere fino sul fondo, poi lo solleva di cinque metri e sgancia le sarde spezzettate.
La pesca continua e le tanute non mancano, mangiando la striscia di calamaro, preferibilmente quella più in alto, la taglia non è molto grande però ogni tanto qualche tanuta oltre mezzo chilo si fa viva.
Continuiamo a pasturare e stiamo mischiando con i pezzetti di sarda, una pastura bagnata a base di sarda che si espande meglio e attirerà anche i pesci più distanti.
Provo ad innescare filetti di sarda e pezzi di coda, e dopo alcune catture di minutaglia, allamo un altro bel pesce, capisco che non sia un parago ma non so capire cosa sia, solo quando aggalla mi accorgo che si tratta di un'orata, una bellissima orata.

Sono quasi due ore che non vediamo più una beccata, sollecitato dagli amici decidiamo di fare una spostatura, faccio la manovra e mettiamo l'ancora a rimorchio senza salparla, la spostatura è di poche centinaia di metri, voglio provare più profondo, so dove dirigermi e passo sopra il punto prescelto, lo sorpasso e percorro 0,20 miglia direttamente col vento sulla prua, faccio una virata larga e ritorno dove volevo, non appena lo sorpasso faccio sganciare l'ancora, rimetto la prua a vento e tengo il punto giocando sulla retromarcia finchè l'ancora non tocca il fondo.
Caliamo le lenze e qualche sciarrano abbocca immediatamente, sono pesci territoriali e una volta che avremo presi quelli della zona, difficilmente si rifaranno vivi.
Pasturiamo senza aspettare di verificare la presenza della tanute ma ad interessarsi delle nostre esche sono alcuni saraghi fasciati e sugarelli che catturiamo durante il recupero, passa più di un'ora prima che la prima tanuta si faccia viva, anche queste non sono grosse ma sono ugualmente divertenti.

Ecco siamo nell'ora magica che a Livorno chiamano calasole cioè quando il sole sta arrivando al tramonto, le catture riprendono vigore e anche la taglia dei pesci sta aumentando, ci fanno visita anche alcuni saraghi maggiori e qualche tanutona da togliere il respiro, anche alcuni paraghi si rifanno vivi.
Il sole sta quasi per tramontare quando rifacciamo l'ancora sollevata dal pallone, mentre rientriamo mettiamo a posto l'attrezzatura, sciacquiamo il pescato e Vallero s'incarica di farne quattro parti uguali lasciando a me il parago e l'orata.
Sono sicuramente più di dieci chili, una bellissima pescata a bolentino.

Fine della pesca a bolentino.

La prossima volta parleremo della pesca con la bolognese rivolta alla cattura delle occhiate dei saraghi e di qualche orata e qualche spigola non rarissima, una pesca molto divertente da farsi non lontani da riva.
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Re: PESCARE DALLA BARCA E' FACILE

Messaggio da Openboat »

Grazie Bruno !Quando avrai finito elimineremo tutti i post inquinanti e bloccheremo il topic. Poi lo sposteremo nella sezione tutorial. ;-)
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Re: PESCARE DALLA BARCA E' FACILE

Messaggio da bruno21 »

PESCA DALLA BARCA CON IL GALLEGGIANTE

Quella mattina eravamo in sei, cinque amici ai quali avevo promesso che li avrei sbarcati sulla diga esterna del porto di Livorno chiamata "la vegliaia".
Si tratta di una scogliera frangiflutti rivolta verso sud e raggiungibile solo con la barca, avevano notizie di diverse catture di saraghi e orate, e, armati di tutto punto, con canne, mulinelli ed esche di ogni tipo erano decisi a farne una strage.
Durante il tragitto che percorre i fossi di Livorno, Roberto, il più "temerario" dei cinque, mi chiese se avesse potuto restare in barca con me a pescare.
Il programma era questo: dopo averli sbarcati sugli scogli, sarei uscito dal porto e mi sarei posizionato a circa 200 metri in mare aperto, davanti a loro, il rientro era previsto per le sette del pomeriggio, ma per ogni eventualità, bastava uno squillo di telefono e sarei andato a prelevarli.

La manovra per farli scendere sugli scogli senza rischiare danni alla barca prevede di gettare l'ancora abbastanza fuori, assicurarsi, trascinandola a marcia indietro che l'ancora faccia presa sul fondo, poi, sempre a marcia indietro ci si avvicina agli scogli mentre si fila la cima necessaria tenendola sempre in tiro, ad un paio di metri dagli scogli un volenteroso salta a terra portando con se un'altra cima bittata sulle due bitte di poppa.
Si recupera un po' di cima allontanandosi di qualche metro, poi la cima con l'ancora si fissa a prua.
In virtù della lunghezza della cima a mare e del modestissimo coefficiente di allungamento, l'amico a terra fa avvicinare ed allontanare la barca dagli scogli tirando o mollando facendo scendere tutti gli occupanti e il materiale da pesca.

Con Roberto facemmo il giro della vegliaia e mi posizionai come d'accordo un po' più lontano per non dar fastidio agli amici sulla scogliera, gettammo l'ancora su un fondale di circa una decina di metri, montammo le canne e iniziammo a pasturare.
Vedevo che sulla scogliera anche gli altri amici avevano cominciato a darsi daffare e alcuni erano in pesca.
Inizialmente montammo galleggianti scorrevoli per poter razzolare vicino al fondo sperando in qualche sarago o meglio ancora in qualche orata.
Era passata quasi un'ora senza il minimo accenno di beccata e anche dagli scogli il risultato era il medesimo, fu Roberto a rompere la monotonia, una decisa affondata e una pronta risposta dettero il via ad una bella battaglia fatta di fughe e recuperi, mentre io ero pronto col guadino.
Finalmente un sarago maggiore di taglia extra large affiorò su un fianco, insacchettai quel bel padellone e lo portai a bordo.
Non riuscimmo neppure con lo slamatore a penetrare tra quei denti gialli da fumatore per cui tagliammo la lenza lasciandolo con l'amo in bocca, dopodiché telefonammo ai "terrestri" dando la notizia.
Anche il mio galleggiante scomparve e un altro sarago molto più piccolo andò a far compagnia al nonno, continuammo a pasturare attirando un branco di occhiate, sapevo che sollevandomi dal fondo ne avrei prese di più ma sarebbe stato più difficile catturare i saraghi e le orate per cui non dissi niente a Roberto e continuammo in quel modo, le occhiate erano tutte di buona taglia e in breve ne portammo a bordo una dozzina o più, dagli scogli solo sconforto.
Finalmente anche le orate fecero la loro comparsa, era di sei settecento grammi e fui io a prendere la prima.
La pesca proseguì con qualche altra occhiata e un'altra oratella, solo allora decisi di sollevarmi dal fondo, tolsi tre metri e con questa manovra detti il via alle molteplici catture di occhiate, appena in pesca il galleggiante partiva, anche Roberto tolse fondo ed anche lui iniziò a salpare occhiate.
Ne prendemmo un ventina e avremmo continuato con quel ritmo senonchè, nonostante fossero solo le quattro, gli amici dagli scogli ci pregarono di andarli a prelevare, non avevano visto una beccata, li accontentai a malincuore.

Ho iniziato con questo racconto per spiegare tutti vantaggi che si hanno pescando dalla barca rispetto a quelli che pescano da terra, quale sia la condizione del mare e della limpidezza dell'acqua, pescando dalla barca è molto, molto più semplice catturare, perché?
Perché pescando dalla barca la pastura si incanala nella corrente attirando i pesci e noi peschiamo proprio lì in mezzo, non abbiamo concorrenza per cui i pesci che riusciamo a portare a tiro di canna sono tutti nostri.
Sappiamo che i pesci si avvicinano a riva solo con mare mosso, il mare come si dice in gergo "che batte" dalla barca questo non ha nessuna importanza, anzi il mare calmo è sicuramente un nostro alleato.
Vediamo quindi cosa occorre per questa pesca divertente e catturante.

Continua
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Re: PESCARE DALLA BARCA E' FACILE

Messaggio da bruno21 »

Iniziamo col parlare della canna, quella più adatta è la classica canna ad anelli, telescopica, da tutti conosciuta come bolognese.
La misura più adatta è di lunghezza cinque metri, si può optare anche per misure più lunghe ma tenendo conto della manovrabilità e soprattutto del peso consiglio caldamente di non superare la misura che ho indicata.
Il materiale col quale è costruita la canna e la qualità degli anelli determina il prezzo dell'oggetto, le canne costruite con carbonio alto modulo costeranno un po' di più ma la loro leggerezza ci permetterà di tenere costantemente la canna in mano, pronti alla ferrata.
Il diametro del calcio non dovrebbe arrivare ai 25 mm, in modo da poterla impugnare saldamente e il portamulinello sarà del tipo con fermo a scatto e non a vite per non aumentare questo diametro.
Gli anelli dovranno essere di materiale inossidabile con pietra di scorrimento di buona qualità non molto grandi, (qui non deve passare nessun nodo) e sufficientemente ben distribuiti specialmente sul cimino, si da non creare lunghi tratti di lenza tra un anello e l'altro con la canna piegata.
Non voglio mettere pulci nelle orecchie, perché quasi tutte le canne possiedono questa caratteristica, comunque verificatelo insieme al negoziante.
Il mulinello da accoppiare alla canna sarà un mulinello di taglia 2.000 con due bobine di corredo, anche qui consiglio una frizione buona e graduale con la regolazione sulla testa della bobina, misure superiori sono abbastanza inutili e solo più pesanti, non fate caso alla marca, se funzionano come si deve fanno al caso nostro, il rapporto di recupero non occorre sia extra veloce, un rapporto normale 1 a 4 - 4,5 va più che bene.
Un buon mulinello a spire incrociate o meno deve distribuire il nylon in bobina in modo ordinato senza creare assommature e sormonti.
Il diametro del nylon col quale caricheremo le bobine sarà lo 0,20 che preleveremo da un rocchetto di 500 metri in modo da non fare nodi di giunzione.

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Re: PESCARE DALLA BARCA E' FACILE

Messaggio da bruno21 »

La scelta del galleggiante ricadrà su quello scorrevole, anzi su quelli, perché a seconda dell'intensità della corrente occorrerà variare la portata partendo da un 3 grammi, 4 grammi, 5, 6, 8, e 10.
Intendiamoci subito, non è che aumentando la grammatura in caso di corrente sostenuta si ottenga un granchè, nel senso che il galleggiante rallenti di molto la sua corsa, questo assolutamente no, quello che si ottiene è invece che la nostra esca raggiunga la profondità da noi scelta per pescare.
Lo so, lo so che il ragionamento non è facilissimo da capire e cercherò di spiegarlo come meglio posso.
Intanto diciamo che il massimo lo si ottiene usando un galleggiante più leggero possibile che ci possa permettere di farlo allontanare sul filo della corrente e fermandolo non si sollevi la lenza dal fondo scorciando la lenza che scorrerà all'indietro nel corpo del galleggiante, altrimenti sarebbe semplice, si monta un 10 grammi e il gioco è fatto.
Guardiamo la cosa dalla parte del pesce, le prede più importanti sono sospettose e diffidenti, difficilmente abboccheranno senza pensarci, si avvicineranno invece, prendendo prudentemente l'esca con la punta delle labbra e si allontaneranno, a quel punto avvertiranno sia il peso della lenza sia la resistenza allo spostamento di acqua che provoca la massa del galleggiante, ecco perché più pescheremo leggeri meglio sarà.
Voglio anche aggiungere che in caso di mancanza di corrente questa pesca sarà assolutamente infruttuosa, riusciremo a catturare qualche donzella qualche serrano e qualche sparlotto e quando avremo fatto pulizia non avremo più una beccata che sia una.
Non scoraggiatevi, spostatevi invece su un'altra zona alla ricerca di questo essenziale elemento, a volte mi è capitato di trovarla alle terza o quarta spostatura.
Dei galleggianti scorrevoli ho già parlato ampiamente in un apposito post qui sul forum comunque mi permetto di ripetere la tipologia, secondo me, più adatta.
La forma a goccia rovesciata vanno molto bene per la loro idronamicità in quanto più penetranti nell'acqua, lo scorrimento è assicurato attraverso un tubetto inserito per tutta la lunghezza nel corpo del galleggiante e attraverso un anellino fissato in fondo all'astina che sta sotto.
L'astina superiore dovrà essere abbastanza massiccia meglio se di 4,5 mm. e sarà intercambiabile in modo da farci scegliere il colore più visibile a seconda dell'inclinazione del sole e proprio per questo sostituirla velocemente, i colori saranno il rosso. il giallo e il nero.

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Re: PESCARE DALLA BARCA E' FACILE

Messaggio da bruno21 »

Per questa tipologia di pesca molto simile ad un drifting leggero o light come si usa dire, è obbligo ancorarsi perché è essenziale la pasturazione.
Si vabbè, ma in cosa consiste questa pasturazione e come va preparata e soprattutto come va gettata in mare?
Bisogna distinguere anzitutto tra chi pesca con i bigattini e tra chi pesca con altre esche, come avevo scritto nell'introduzione, non è obbligatorio innescare questi vermetti anche se a dire il vero l'usarli facilitano di molto lo svolgimento.
Partiamo comunque dal denominatore comune: la pastura.
La dose per un'intera giornata di pesca saranno 3 kg. di pastura bianca aromatizzata al formaggio e 2 kg. di pane grattato.
Fate attenzione soprattutto al pane grattato, a volte ci imbattiamo in un pane che tende a rapprendersi formando una pastella come se invece di pane fosse farina e questo non va affatto bene compromettendo tutto l'impasto.
Il pane più adatto è quello toscano, non voglio fare pubblicità a nessuno ma se vi capita di fare spesa all'Eurospin, troverete quello della toscana pane che oltre a costare quasi la metà degli altri, rimane sciolto e va benissimo.
Come si procede a preparare l'impasto?
Meglio avere a disposizione per l'operazione un recipiente largo e basso anziché un secchio e un secchiello per aggiungere l'acqua lentamente.
Si mette nel recipiente un chilo di pastura e si aggiunge circa 700 grammi di pane, essendo in confezioni da 500 grammi l'operazione sarà semplice.
Si mescola per bene con le mani in modo da mischiare bene i due componenti poi si comincia ad aggiungere l'acqua, molto molto lentamente continuando sempre a girare l'impasto.
Inizialmente comincerà ad appallarsi ma continuiamo ad inumidire finchè tutto l'impasto risulti inumidito, ci siamo quasi, provate a stringere la pastura e se questa si compatta l'impasto è pronto, in caso contrario aggiungiamo ancora un pelino d'acqua.
Mi raccomando, come si dice in Toscana: non affogate il mugnaio, se vi fosse successo, aggiungete ancora pastura e pane fino a riportarla alla condizione ottimale.
Se abbiamo optato per l'uso dei bigattini, anche questi ci aiuteranno nella pasturazione, vedremo come, se invece abbiamo optato per altre esche dovremo affidarci solo al nostro impasto.
Quali esche potremo utilizzare in alternativa?
Tutti i vermi marini, come coreani, tremoline, muriddu, ecc. vanno benissimo innescandoli a pezzetti coprendo tutto l'amo e lasciandone sporgere una minuscola coda, altra esca sono le camole del miele, queste si innescano singolarmente coprendo l'amo e lasciandone penzolare un pezzetto.
Meno gradite ma valide sono anche le piccole strisce di calamaro o i minuscoli gamberetti, eccezionale la sarda che data la dimensione degli ami va scelto il pezzetto vicino alla coda.
Anche le pasture preconfezionate per esca, molto aromatiche, sono buonissime, hanno una buona tenuta all'amo e molto attiranti.
Se non la trovate nei negozi potrete farla da voi, prendete dei panini raffermi, meglio se all'olio, e togliete tutta la crosta, grattate ora del parmigiano o del pecorino stagionato, un quarto del peso del pane.
Prendiamo la mollica e bagniamola immergendola nel latte e successivamente strizziamola il più possibile cercando di eliminare più latte possibile, magari mettendola tra le pieghe di un canovaccio, mettiamo la mollica in un'insalatiera e aggiungiamo il formaggio, impastiamo amalgamando l'impasto.
Se giudicate questo impasto inconsistente aggiungete farina bianca, un po' alla volta, fino a raggiungere la consistenza voluta.
Dividete la pastella in più parti, perché una volta all'aria tenderà ad essiccarsi, e avvolgetela nella pellicola che si usa per la conservazione dei cibi.

Continua.
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